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Musica e cultura

Green Day Live – 10.1.17 Torino

Di · · Aggiornato 13 Gennaio 2017

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Alle 20.10 del 10 gennaio gli Interrupters hanno terminato da pochi minuti il loro set. Dopo un rapido cambio palco sulle note di Bohemian Rhapsody (ci vuole coraggio!) entra dalle quinte un coniglio rosa per scaldare il pubblico prima dell’ingresso dei Green Day.

Lo show inizia con ‘Know Your Enemy‘ che rende immediatamente euforica buona parte della platea. Caratterizzato da una robusta scaletta che alterna brani storici: ‘Boulevard of broken dreams‘, ‘Basket Case‘ a brani più recenti: ‘Youngblood‘ e ‘Forever now‘, assistiamo ad un continuo crescendo che si conclude dopo due ore e un quarto con Billie Joe Armstrong solo sul palco che esegue ‘Ordinary world‘ e ‘Good riddance (Time of your life)‘ con la sua chiatarra acustica.

Prima di iniziare a parlare di musica voglio esprimere tutto il mio apprezzamento alla dichiarata posizione contraria a Trump della band. Le mani di tutto il Pala Alpitour hanno battuto all’unisono quando Billie Joe Armstrong , tra un pezzo e l’altro, ha sottolineato: “Lui non è il mio presidente. Da voi in Italia c’è una libertà che in America è venuta meno“. Bravo!

Veniamo alla musica:

Sono compatti, Billie Joe si muove con leggerezza ed è capace di accendere il pubblico con entusiasmo. Alcune scelte sono però un mistero. Perché 6 performer ? Per il genere che propongono, per le canzoni che suonano e soprattutto per il risultato musicale ottenuto, un tastierista e 3 chitarristi sono inutili.

Nessuno dei musicisti mostra doti tecniche particolari e dopo 20 minuti di spettacolo una sorta di ‘noia sonora’ inizia a presentarmi il conto. Le atmosfere non cambiano mai. Un muro di chitarre distorte per un Grit Pop/Punk che dura più di due ore. Billie Joe canta nella sua unica ottava proponendo scale maggiori in tutte le permutazioni possibili ma questo non fa altro che accrescere il senso di noia.

Fedeli a se stessi trovo che nel tempo non si siano rinnovati. Sono musicalmente fermi. Ad esempio ‘Jesus of Suburbia‘, apparentemente una delle loro canzoni più complesse, non è altro che un collage di giri armonici piuttosto banali montati in serie. A mio avviso dovrebbero abbandonare quello spirito da college band che ancora aleggia su di loro. Proprio perché mi ricordavano gli anni trascorsi all’università, sarebbe stato bello sentire anche “Minority”, “21 guns”, “Wake me up when September ends” e “Warning”, in fondo se vuoi fare revival non puoi lasciare indietro i pezzi migliori. Infine povera la scenografia (ma a quanto pare questa è stata una scelta della produzione esecutiva ? $$$ ) .

Ultimissima nota, scarsissima l’acustica del Pala Alpitour (ma su questo i Green Day non hanno responsabilità).

Voto: 7

Scaletta:
“Know your enemy”
“Bang bang”
“Revolution radio”
“Holiday”
“Letterbomb”
“Boulevard of broken dreams”
“Longview”
“Youngblood”
“Welcome to Paradise”
“Brain stew”
“Jaded”
“Christie road”
“Hitchin’ a ride”
“Waiting”
“Are we the waiting”
“St.Jimmy”
“Basket case”
“She”
“King for a day”
“Shout/The kids are alright/Satisfaction/Hey Jude”
“Still breathing”
“When I come around”

Bis:
“American idiot”
“Jesus of Suburbia”

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CircuitiUmani

Giorgio Giardina. Musicista, produttore, informatico e amministratore locale. Qui scrive senza usare il freno a mano.

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